confusione



Quando le lacrime vorrebbero scendere
ma non ne sono capaci.
Quando hai talmente tanta confusione nella testa
da desiderare solo buio e silenzio.
Quando non sai da che parte ti stai mordendo il cuore
e le parole non escono e dovrebbero uscire.
Quando hai paura che la tua confusione possa ferire.
Quando hai paura che il non dire nulla possa far male.
Quando sai che parlare e’ dolore.
Quando vorresti solo un po’ di calma in una stanza buia
dall’aria un po pesante, dal sapore dolciastro.
Quando vorresti solo il silenzio che sta nella distanza
tra una spalla e un braccio ma e’ troppo lontano da te.

BASTANO ATTIMI



Ho giocato a tirare una corda fino al suo punto di rottura,
posso ancora ricordare il momento in cui ha iniziato a cedere,
precipitandoci in un vortice che rischia di invischiare
i nostri corpi, le nostre anime.
Vorrei solo poterti scivolare sotto pelle come acqua,
vorrei ricordare le labbra calde e morbide,
vorrei immaginare le mani che bruciando scivolano sul mio corpo
delineandolo,
restare senza respiro,
perdere la concezione, dello spazio e del tempo,
tesa a sentire cose che nascono dal vuoto,
con sorpresa
pronta a seguire la scia della tua mano
fiduciosa,
io che non lo sono mai
dopo pochi brevi contatti.
Non voglio che tutto mi scivoli via di dosso
non voglio lasciare andare,
perdere questa sensazione di calma,
il mio stato di benessere.
Fino che punto si possono spingere i giochi
senza rischiare l’eccesso?
Fino che punto abbiamo intenzine di cedere lo spazio
alla dimenticanza?
Il tempo finisce per mangiare tutto
e io non volgio concedergli nulla.

OSLO



Domani mattina si riparte, sono stati tre giorni intensi, di nozioni apprese, di gente conosciuta, di gente ritrovata.
Sono stati tre giorni di italiani all’estero, con tutti i loro modi di fare e le loro brutte abitudini.
E’ sembrata quasi una gita scolastica, dei ragazzini felici.
Un po’ piu’ amareggiati adesso che si parte e si tirano le somme dell’esperienza fatta.

Il mio primo thk

E’ difficile rifletterci su, troppe cose contrastanti impediscono un giudizio chiaro sull’ esperienza.
Prima di tutto perche’ e’ il primo, per cui tutto e’ nuovo e tutto mi affascina.
Cerco di lasciare da parte i commenti, le impressioni sulla Norvegia, su Oslo e su hausmania che ci ha ospitato, per provare a concentrarmi sul resto.

La gente era davvero poca, non piu’ di una cinquantina di persone per un evento transeuropeo, e molti dei qulai, la maggior parte senza dubbio, eravamo noi italiani.
Seminari poco tecnici, e quelli teorici poco critici, ognuno porta la sua esperienza con la mancanza quasi di una riflessione generale e piu’ approfondita sul mezzo.
Una forte differenza tra noi e i paesi piu’ a nord, soprattutto politica.

Noi tanti e casinisti come sempre. In cerca di chiarimenti sulla nostra situazione, in cerca di uno sguardo piu’ allargato che possa definire meglio la nostra posizione.
Noi non sembriamo ancora stanchi di cercare una via migliore, di combattere, di andare contro. Forse l’unica questione( tra quelle non personali) positiva dell’evento che valga la pena citare.

passeggiando per il quartiere…



Stasera al cineforum del lunedi abbiamo visto “La Grande Guerra”
Si, si, lo so un film convenzionale, classico si puo’ dire, ma istruendo amici ci riguardiamo
piacevoli pezzi di storia.
Stasera dopo il cineforum ho accompagnato un’amica all’ autobus.
Stasera dopo il cineforum ho camminato sotto braccio a un buon vecchio amico.
Abbiamo fatto il giro del quartiere, del nostro quartiere, quello dove tutti e due casualmente, in momenti diversi, siamo finiti a vivere dopo 5 anni che vaghiamo lontano da casa. Curioso.
Siamo sotto il portone di casa, come dei ragazzini, abbiamo cercato un bar aperto, abbiamo fatto una colazione notturna con brioches, caffe’, cappuccino e succo di frutta.
Siamo andati a sederci su una panchina in una piazza. Abbiamo parlato. Abbiamo pianto.
Abbiamo riso. Ci siamo riconosciuti uno nella storia dell’altro, rendendo tutte le ansie piu’ semplici.
Ora non riesco comunque a dormire, ma mi sento molto piu’ sollevata

sono troppo ubriaca



era da un secolo che non mi capitava sono troppo ubriaca
persino per capire se sono nuda o vestita
di sicuro, credo, sono sola nel letto
ma rido e rido e rido
cazzo
un secolo che non stavo cosi bene

leggera

QUELLO CHE RESTA



Pensavo che dopo la giornata di oggi,dove la mia testa e’ stata affollata da terribili fantasmi,stasera qui avrei scritto solo lamentazioni tristissime e malesseri.
Invece no, non e’ cosi, nonostante il dolore, talmente forte da farmi svenire,
quello che mi resta sono solo cose dolci e calde.
Dolci come una fetta di torta al cioccolato che un barista premuroso ti ricopre di panna e fragole, mangiata in un bar con un amico che mette da parte il rancore dell’ultima litigata
e ti coccola cercando di non dare peso alla tua faccia sfatta.
Caldo come un bicchiere di buon vino bianco che ti scende nella gola, come una cena attorno a un tavolo con dei buoni vecchi amici, che ti conoscono e si preoccupano di te in silenzio, sbirciandoti di sottecchi, pronti ad abbracciarti se dovessi cadere da un momento all’altro.
Dolci come le risate fatte per niente, solo perche’ si vuole essere un po’ felici, solo per ricordarci che siamo insieme e che si puo’ stare bene.
Calde come il buio della stanza interotto dalla luce dello schermo, mentre si vede un film stupido per la centesima volta.
Dolce come vedere che una tua amica potrebbe stare iniziando un sogno bellissimo, che nasce sotto i tuoi occhi, facendoti dimenticare i tuoi cazzi per preoccuparti solo di lei, facendoti incrociare le dita e sperare che vada tutto bene.
Si, dolci come la speranza.
E caldi come la sua voce che non senti da un po’, ma che e’ pronta a consolarti, a starti vicina, a bisbigliarti parole di rassicurazione nell’orecchio,  mentre si sente in colpa di non poter essere lì a stringerti forte.
Sì, non me lo aspettavo ma e’ così, della giornata di oggi non mi resta il dolore rinato nel petto, non mi resta la paura, la nostalgia e l’assenza di una persona che non c’e’ piu’, che non c’era piu’ da tanto tempo. Di una persona che solo casualmente e’ ritornata così forte nel ricordo per colpirmi, come otto anni fa’. Lo so, che e’ bastato un attimo, e’ bastato rivivere pochi istanti simili a quella notte perche’ tutto ritornasse alla mente vivvido e pungente. Ma al posto di restarmi qui nel cervello per farmi rivivere tutto questa giornata lo ha cancellato, coprendolo di amicizia e di presenze.
Sono queste le cose che mi restano di un giorno triste: la consapevolezza di avere degli amici pronti a starmi accanto, le risate, le carezze e gli abbracci, la voglia di essere piu’ felice e di vivere tutte queste cose, godendole, la voglia di andare avanti, e una strana sensazione di famiglia. E se ora nel mio letto dovessi piangere non sarebbe piu’ di tristezza, ma di commozzione per la fortuna di avere avuto accanto oggi tutte queste persone.

Se avessi la forza ora stringerei i pugni



A volte le cose ti scivolano tra le mani
il tempo, le storie, le persone
e tu non ci puoi fare niente
perche’ non hai la forza o la voglia
di chiudere i pugni e trattenerli.
Quando succede a volte resti addirittura indifferente,
altre e’ come se invece avessero staccato un piccolo brandello di pelle dal tuo corpo,
che non fa la differenza ma non avresti nemmeno voluto perdere.
Ci sono volte invece dove vorresti che la tua assenza o presenza,
nella vita di qualcuno, facessero la differenza.
Vorresti che anche solo una volta qualcuno,
non volendoti vedere andare via,
avesse il coraggio e la pazzia per stringere i pugni,
per ridarti il tuo posto e l’importanza che avevi,
non facendoti sentire così quel terribile senso di perdita
e impotenza.

Ogni buco è pirtuso



Serio momento di incoraggiamento del coach:
” … ogni buco che vedete penetratelo…”

Risposta di Mate, la piu’ piccina della squadra:
” Ogni buco e’ fortuna!”

… si dice che sia un proverbio …

E’ il perche’ che mi sfugge



La settimana non e’ stata facile, i giorni come sempre sono stati rubati dall’omino mangia tempo; gli impegni si sono susseguiti, come e piu’ di sempre.
Ora io dico ma che cazzo non mi basta lavorare in una regione tutti i fine settimana per 11 ore al giorno, viverne in un’altra e dare i miei fottutissimi esami in una terza?
No evidentemente no! La mia dissociazione probabilmente mi spinge a trovarmi delle aggravanti!
Cosa sono andata a fare nel mio week-end libero nemmeno io posso spiegarlo con chiarezza perche’ con chiarezza non lo so.
Pero’ qualche ricordo ce l’ho! So che sabato sera sono uscita da casa di amici gia’ ubriaca, con un cappello in testa e una pompa da biciclette in mano. So che ho riso e riso e riso.
So che ho giocato a un gioco che doveva essere simile a un Monopoli, perche’ ogni volta che arrivavi in un punto dovevi passare dal via pagando un pedaggio di un eurino a ciupito e so che dal via ci devo essere passata un po’ di volte !!! So che sono andata a ballare la DnB. So che ogni volta che volevo da bere gli amici dietro al bancone me lo facevano fare da me. So che ad un certo punto vedevo i draghi verdi e che per le 5.30 del mattino, forse, mi sono avviata a casa col mio ometto. So che ho dormito 5 ore e poi, per amore, ho preso un treno per Milano. All’ora di pranzo ero gia’ a quota 4 caffe’ e nulla nello stomaco, piu’ di uno all’ora direi! So che mi sono sdraiata al parco al sole, nell’inutile tentativo di recuperare il senso di me. So che alle 6.30 del pomeriggio ero a quota 8 caffe’, una birra, un bianchino. So che alle 7 stavo parlando di politica e alle 20.30 mi trovavo a 67 km di distanza da Milano e a 183 km da casa mia. So che c’erano troppi vegani, per troppe poche pizze senza mozzarella, ma abbastanza da bere. So che all’una, ormai di lunedi mattina, qualcuno giocava a calciobalilla e che alle 3 circa ero di nuovo a Milano. So che verso le 6 del mattino mi sono addormentata nel caldo del mio letto  e che 5 ore piu’ tardi ho iniziato una nuova settimana.(quota finale: generici alcolici al fondo di me e qualche cibo ingerito, almeno 10 caffe’ e un bicchiere intero di magicaffe’!)
Ora io tutte queste cose , non con assoluta certezza, so di averle fatte, ma e’ il perche’ che mi sfugge!!!

Giardinaggio



” L’allegria e’ una pianta capricciosa, difficile da coltivare, che fa poca ombra, che dura poco e che richiede cure costanti, e terreno concimato, ne’ secco ne’ umido, ne’ esposto ai quattro venti, insomma una coltivazione che viene a costare cara… L’allegria va conservata nello champagne… La disgrazia e’ una pianta dal legno resistente; a ficcarne un germoglio nella terra non c’e’ bisogno di occuparsene, cresce da sola, ne sono piene le strade. Nel giardino dei poveri poi la disgrazia cresce in quantita’…”

(Jorge Amado : “Teresa Batista stanca di guerra” )
Io ho trovato il modo, ogni giorno dedico un po’ del mio tempo a estirpare le sterpaglie della disgrazia, anche solo con la mente. Ci vuole esercizio costante, ma poi e’ tutto piu’ semplice e si impara anche ad essere allegri. Ci vuole impegno e determinazione perche’ a volte sembra proprio che non ci sia nessun rimedio e hai voglia di lasciarti sopraffare.
Con l’esercizio puoi anche riuscire a potare la disgrazia in un modo tale che risulti bella, armoniosa, parte inscindibile e determinante di te, cio’ che ti arricchisce, che ti da carattere. Non si puo’ essere fatti solo di allegria ci vuole un equilibrio. E a volte capita che nei buchi, che la pianta della disgrazia lascia, riesci a far crescere gli arbusti dell’allegria.
E poi c’e’ l’ultimo espediente: quando proprio non riesci ad annaffiare il tuo giardino, chiami un buon amico che lo faccia per te, che se ne prenda cura per un po’ e tu vai in vacanza e ti riposi…